Tutti gli articoli di assembleantispecista

Cosa sarebbe successo a Carrito se invece che in Abruzzo fosse nato in Trentino?

 

 

 

 

 

 

 

Se la storia di Carrito fosse ambientata in Trentino invece che sui monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, forse nemmeno sarebbe nato, perché la giunta Fugatti avrebbe giudicato pericolosa e problematica già sua nonna Gemma, e dopo di lei sua mamma Amarena, e avrebbe preparato una ordinanza di cattura in un attimo.

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UE BOCCIA LA PAC ITALIANA: TROPPI AIUTI AGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI, NESSUN INTERVENTO A FAVORE DEL CLIMA

 

 

 

 

A farsi stroncare da un istituto retrò come la Corte dei Conti europea ci vuole un livello di incapacità a leggere le priorità del mondo che ci stupisce e ci preoccupa.

Premessa: cos’è la PAC (Politica Agricola Comunitaria)? Sono fondi che hanno l’obiettivo di aiutare gli agricoltori a produrre quantità di cibo sufficienti per la popolazione europea; garantire cibi sicuri e di qualità a prezzi accessibili; assicurare un tenore di vita equo ai produttori, proteggendoli da una eccessiva volatilità dei prezzi, dalle crisi di mercato e dagli squilibri all’interno della filiera alimentare attraverso l’ammodernamento delle loro fattorie; mantenere comunità rurali prospere in tutta l’UE; creare e conservare posti di lavoro nell’industria alimentare; tutelare l’ambiente, il benessere degli animali e la biodiversità; mitigare i cambiamenti climatici attraverso uno sfruttamento sostenibile delle risorse ambientali.
In sostanza, ci si ispira a criteri di sviluppo sostenibile e sostegno agli agricoltori riducendo le sperequazioni all’interno dell’UE e concentrandosi in particolare sui giovani agricoltori, sugli operatori all’interno di mercati a basso reddito e su quelli che vivono in zone soggette a vincoli naturali.

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Smantelliamo gli zoo! Un’intervista a Rachele Borghi su zoo e colonialità.

 

 

 

Rachele Borghi è professoressa di Geografia all’Università Sorbona di Parigi, geografa queer, pornosecchiona transfemminista. Il suo lavoro s’incentra sulla decostruzione delle norme dominanti che si materializzano nei luoghi e sulla contaminazione degli spazi attraverso i corpi dissidenti e militanti. È autrice di Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critica al sistema-mondo (Meltemi, 2020). In questa intervista Rachele svela lo stretto legame tra zoo, siano essi chiamati zoo o bioparchi, e colonialità.

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Ecco come gli zoo rendono i bambini insensibili. Un’intervista ad Annamaria Manzoni

 

 

 

 

Annamaria Manzoni è psicologa e psicoterapeuta, ipnositerapista e grafoanalista. Ha lavorato nell’ambito della tutela minorile. È autrice di articoli pubblicati su riviste di psicologia e di libri imperniati sui meccanismi alla base del rapporto con gli altri animali: Noi abbiamo un sogno, In direzione contraria, Tra cuccioli ci si intende, Sulla cattiva strada e Il contagio della violenza. È autrice di un documento sulle valenze anti-empatiche degli spettacoli basati sull’abuso di animali, sottoscritto da centinaia di psicologə, tra cui alcuni nomi prestigiosissimi del panorama internazionale. In questa intervista Annamaria mette in luce come gli zoo, gli zoo safari e i bioparchi siano diseducativi per lə bambinə.

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Pubblicità Ingannevole

Lunedì 20 dicembre, M57, uno degli orsi detenuti nella prigione conosciuta come Casteller, è stato trasferito in gran segreto in uno zoo in Ungheria.

Gli orsi per la Provincia di Trento, si sa, sono solo un problema da risolvere.
Sono soggetti che non stanno alle regole umane, soggetti incompatibili con la presenza pervasiva dell’uomo, sono solo animali problematici, ed è per questo che vanno combattuti, rinchiusi, se non addirittura abbattuti, così da eliminare finalmente il problema alla radice e risparmiare sulle spese.
Questa è  stata fino ad ora la politica adottata dalla Provincia Autonoma di Trento nella gestione degli orsi (ma non se la vedono certo meglio gli altri selvatici presenti sul territorio).

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Di code intatte, gole tagliate e bugie green

Un nostro contributo sull’ultima campagna di Coop “Alleviamo la salute” per Globalproject.

Non dovremmo arrivare a disturbare luminari della teoria antispecista per supportare l’idea che non esiste una qualsivoglia modalità etica di sfruttare e uccidere gli animali non umani, ma dal momento che narrative di bioviolenza [1] sono sempre più di moda, addirittura tra chi si occupa di ambiente ed ecologia, partiamo da una banalità e disturbiamo l’attivista femminista antispecista Carol J. Adams: «la carne biologica locale […] non può rispondere ai desideri di consumo dell’intera popolazione statunitense [e tantomeno mondiale]. Ritengo perciò che l’idea della carne biologica sia un modo per evitare di prendere in considerazione il fatto che non abbiamo bisogno di mangiare animali. […] Questi fenomeni inoltre suggeriscono implicitamente che il problema non sia l’uccisione in sé. Io credo invece che il problema sia proprio l’uccisione degli animali. […] Gli animali rimangono mezzi per un fine, ma un “assassinio amichevole” è pur sempre un assassinio». [2] Questo è un discorso che vale su tutti i livelli: dal colosso Fileni BIO, alla cooperativa sociale o gruppo di acquisto solidale di fiducia, fino a Slow Food e altro. Non importa quanto sia virtuoso l’esempio dell’azienda, della cooperativa, del progetto o del movimento sotto il punto di vista dell’aderenza etica e politica all’ideale bio e green: imporre il proprio dominio, controllo e interesse economico su individui che dovrebbero essere liberi e, ça va sans dire, senza il loro consenso, per sfruttarli, ucciderli e trasformare i loro corpi è sempre violento – violentissimo, a dirla tutta.

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Quale Ringraziamento?

Ogni anno, la fine di novembre è un periodo difficile: la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, il Ringraziamento e il Black Friday ci ricordano quanto il sistema in cui viviamo sia intriso di cultura patriarcale, machista, queerfobica, colonialista, razzista, specista, vegefobica, classista, capitalista e consumista. Oggi, mentre le folle si accalcano davanti ai negozi e ingrossano le tasche di Jeff Bezos, vorremmo condividere con voi la nostra traduzione de The Real Story of Thanksgiving di Susan Bates, una storia che ha davvero poco a che vedere con la narrativa mainstream, e il Thanksgiving del Farm Sanctuary, che si festeggia per i tacchini, quelli liberi.

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Antispecismo e liberazione totale: l’intersezione con le altre lotte di liberazione

Il concetto di intersezionalità nasce nell’ambito del femminismo nero e in particolar modo dall’esigenza di mettere in luce come le diverse oppressioni interagiscano tra di loro. Nel 1989 Kimberlé Crenshaw, docente universitaria, pubblica un paper in cui tratta come una donna nera subisca contemporaneamente razzismo e maschilismo, e come le due oppressioni non siano “sezioni” scindibili, ma categorie che interagiscono continuamente. A partire dal fondamentale lavoro di Crenshaw è divenuto sempre più chiaro il legame indissolubile tra le diverse oppressioni, legate tra loro da quella matrice comune che vede da una parte un sistema oppressivo (ad es. il razzismo) perpetrato da chi porta con sé un privilegio (ad es. la bianchezza) e dall’altro la classe oppressa (ad es. le persone razzializzate) che non è portatrice di quel privilegio (ad es. bianchezza vs. nerezza). Così come vi è una matrice comune nelle dinamiche di oppressione, dovrebbe esserci una matrice comune anche nelle dinamiche di lotta e di liberazione, per cui la liberazione non dovrebbe essere a sua volta trattata come un percorso a “sezioni”, bensì come un qualcosa di totale, che tocchi tutte le classi marginalizzate, verso le quali dovremmo porci come complici. Il riconoscimento e la decostruzione del proprio privilegio è un lavoro complicato e per niente scontato, ma fondamentale affinché si possa parlare di liberazione, resistenza e complicità. Fra questi, il privilegio che tendenzialmente più fatichiamo a riconoscere, perché totalizzante e spesso invisibilizzato, è il nostro privilegio di specie. La specie umana impone da migliaia di anni il proprio dominio sulle altre specie animali, considerate di per sé inferiori e quindi schiavizzabili, sfruttabili e sacrificabili: il sistema oppressivo sarà quindi lo specismo (termine coniato sul calco di tutti gli altri -ismi) perpetrato dall’homo sapiens, portatore di un privilegio di specie, contro gli animali non umani tutti, privi di quel privilegio.

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