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Comunicato Stampa Campagna #Stopcasteller Manifestazione 5 Giugno

Piazza Duomo a Trento occupata dallз attivistз per la giustizia climatica e della campagna #Stopcasteller per protestare contro il ministro Cingolani al Festival dell’Economia.

“Non accettiamo le sospensioni alla libertà di manifestare. La città è lo spazio delle politiche pubbliche”.

“Al neo-ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani non interessa l’ecologia ma l’industria green, che cerca nuove fonti di profitto nel disastro ecologico in corso”.
Lз attivistз antispecistз della campagna #StopCasteller – che da tempo lottano per la libertà degli orsi in Trentino – si sono unitз oggi al Centro Sociale Bruno e Rise Up 4 Climate Justice per protestare al Festival dell’Economia di Trento contro il ministro Cingolani e contro un modello economico industriale che ha portato al collasso ecologico.
Lз attivistз hanno raggiunto il centro della città e, in Piazza Duomo, hanno esposto le ragioni della loro protesta nonostante le restrizioni da zona rossa imposte per ostacolare la manifestazione.

“Siamo qui – hanno dichiarato lз attivistз di Assemblea Antispecista e Centro Sociale Bruno – perché questo festival e lз suз relatorз sostengono, più o meno consapevolmente, un modello economico che concepisce il mondo come una riserva di risorse umane, animali e ambientali da sfruttare e come una discarica da riempire”.
“Abbiamo aderito al corteo di Rise Up per la giustizia climatica, nonostante i divieti, perché non siamo né robot né avatar virtuali, ma siamo animali politici che vogliono riprendere ciò che è proprio: gli spazi della città come spazi delle politiche pubbliche per rendere effettivi i diritti, tutelare i beni comuni e lottare a fianco di chi è ridotto in condizioni di debolezza, come gli orsi ancora rinchiusi al Casteller”.
“Manifestiamo anche perché è presente il ministro Roberto Cingolani, a capo del Ministero della Transizione Ecologica, che ha soppiantato quello dell’Ambiente. Abbiamo capito che l’interesse di questo Ministero non è l’ecologia ma l’industria green, che cerca nuove fonti di profitto nel disastro ecologico in corso. Lo sviluppo sostenibile, tanto sbandierato dal neo-ministro, è marketing: significa rivestire con panni ecofriendly la spoliazione del pianeta e degli animali che lo abitano”.
“Siamo qui infine per l’incompetenza della provincia autonoma per quanto riguarda la gestione degli orsi, per spiegare la nostra amarezza per le ultime dichiarazioni di Fugatti che oggi ha nuovamente strumentalizzato la protesta per raggiungere l’obiettivo che la giunta ha dichiarato da tempo: l’abbattimento degli orsi.
Così gli ecosistemi montani e gli animali selvatici che li abitano sono ancora una volta sacrificati dalla giunta leghista agli interessi dell’economia turistica, che propone il bosco come estensione del giardino di casa, e agli interessi di allevatori e coltivatori (protetti da Coldiretti) che, non paghi di causare la morte di migliaia di animali “d’allevamento”, hanno intrapreso una guerra senza ritegno nei confronti dei selvatici”.
“Non accettiamo le sospensioni alla libertà di manifestare fisicamente per la città. Contro una politica che “transita” sempre sullo stesso binario, che non pensa a un mondo più vivibile, ma solo a uno più profittevole, ci schieriamo per un mondo diverso e presto saremo ancora in piazza, per noi, gli altri animali e gli ecosistemi”.

Campagna #StopCasteller

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, persone in piedi e attività all'aperto

Lettera Aperta al Ministro della Transizione Ecologica Cingolani

Ministro Cingolani,
Ci troviamo oggi costrettз a scriverle per ricordarle le sue responsabilità in quanto ministro della transizione ecologica rispetto alla situazione dell’orso bruno in Trentino. L’ex ministro dell’ambiente Sergio Costa si è più volte espresso negativamente sull’operato della Provincia Autonoma di Trento (d’ora in poi PAT), ma non si è di fatto adoperato in alcun modo per tutelare la vita degli orsi. Dopo tre mesi e mezzo dall’inizio del suo mandato e nonostante il sollecito dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), lei non si è ancora espresso in merito e ci chiediamo se lo farà il 5 giugno, in occasione del suo intervento su “Transizione giusta e territori” al Festival dell’Economia che si terrà proprio a Trento.

Il Ministero della Transizione Ecologica ha funzioni in materia di tutela della biodiversità e degli ecosistemi, quella stessa biodiversità e quegli stessi ecosistemi che la PAT sta distruggendo con un modello di turismo insostenibile e l’iperantropizzazione del territorio alpino. Il Ministero dovrebbe anche svolgere un ruolo di indirizzo e vigilanza sulle attività dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), quello stesso istituto che appoggia deliberatamente il piano di sterminio dell’orso bruno che è stato messo in atto dalla PAT.
Secondo la Convenzione di Berna, ratificata dall’Italia con la legge n. 503 del 5 agosto 1981, l’orso bruno è una specie di fauna rigorosamente protetta.
Secondo la Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di Estinzione (CITES), resa esecutiva dall’Italia con legge n. 150 del 7 febbraio del 1992 e modificata dalla legge n. 59 del 13 marzo del 1993, integrata dal D.Lgs. n. 275 del 18 maggio 2001, il commercio dell’orso bruno è regolamentato per evitare uno sfruttamento incompatibile con la sua sopravvivenza.
Secondo la Direttiva Habitat 92/43/CEE, recepita dall’Italia con il DPR n. 357 dell’8 settembre 1997, modificato e integrato dal DPR n. 120 del 12 marzo 2003, l’orso bruno è una specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa. Inoltre, la legge n. 157 dell’11 febbraio 1992 inserisce l’orso bruno tra le specie particolarmente protette.
Ma se il quadro normativo comunitario, europeo e nazionale impone allo Stato italiano la responsabilità di assicurare un soddisfacente stato di conservazione alle popolazioni di orso bruno presenti sul territorio nazionale e ai loro habitat, e impegna le Regioni a mettere in atto le azioni di tutela, gestione e monitoraggio delle stesse, com’è possibile che la PAT negli ultimi vent’anni abbia impunemente ucciso e imprigionato 37 orsi?
Com’è possibile che una specie considerata a forte rischio di estinzione, come si legge nella scheda di valutazione della lista rossa della IUCN, venga sterminata con tanta leggerezza?
La Direzione Protezione della Natura e del Mare (DPNM) tra il 2010 e il 2014 ha attuato un progetto Life per la conservazione delle due popolazioni di orso bruno, quella alpina e quella appenninica, con un finanziamento europeo di 2.694.934€. Il progetto aveva come finalità l’implemento delle misure di prevenzione, e di informazione e consapevolizzazione della cittadinanza. Eppure, ancora oggi, mamme che difendono i propri cuccioli dall’ignoranza umana sulla convivenza uomo-orso vengono considerate “problematiche” e quindi imprigionate o uccise.
Ciò che andrebbe quantomeno ammesso è che non vi è ad ora alcun interesse nella tutela e nella protezione dell’orso. Misure come quelle di cui sopra erano già previste dal Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-orientali (PACOBACE), ma sono state attuate solo in minima parte. Il PACOBACE viene preso in causa solo quando può diventare un documento utile per catture, imprigionamenti e abbattimenti. Non a caso nel 2015 il piano ha subito una modifica volta a inasprire le misure da attuare contro gli orsi considerati “problematici”. Ma lo stesso piano considera “problematico” un orso che «attacca (con contatto fisico) per difendere i propri piccoli, la propria preda o perché provocato in altro modo». Insomma, un orso che applica la sacrosanta legittima difesa è considerato “problematico”.
Ma se l’orso che si comporta da orso è “problematico”, allora tutti gli orsi lo sono e diventano quindi passibili di ergastolo o pena di morte.
E sorge spontanea una domanda: cosa ci aspettava quando sono stati investiti milioni di soldi pubblici per ripopolare l’arco alpino con l’orso bruno (progetto Life Ursus)? Come si legge nello stesso PACOBACE, «l’orso bruno talvolta è visto come fonte di pericolo per l’uomo, questa percezione è normalmente maggiore nelle aree di recente ricolonizzazione, ove gli abitanti hanno perso la memoria storica della presenza della specie», come nel caso del Trentino. Se il grado di pericolosità di un orso è influenzato dalla percezione umana e se l’orso bruno, così come tutti i grandi carnivori, incutono quasi sempre paura, non sarebbe forse il caso di rivedere la tabella del PACOBACE sul grado di problematicità dei possibili comportamenti di un orso e sulle relative azioni? E se il problema è l’orso in sé, com’è possibile che il Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano (PATOM) non ha subito le stesse modifiche? Forse non è l’orso ad essere “problematico”? Forse problematica è la gestione?
Ma se questa gestione problematica continuerà a godere della connivenza di chi l’orso dovrebbe proteggerlo, la situazione non potrà che peggiorare. Per questo motivo ribadiamo la richiesta iniziale: la preghiamo di assumersi le sue responsabilità e di prendere una posizione chiara, informata, disinteressata e a cui seguano azioni concrete sulla situazione degli orsi in Trentino.
Campagna #Stopcasteller

Contro la criminalizzazione della campagna #Stopcasteller

Con il seguente comunicato stampa, gli attivisti della campagna #StopCasteller respingono ogni implicazione nella vicenda delle presunte minacce e degli insulti al presidente della Provincia Autonoma, Maurizio Fugatti

“La nostra contestazione è politica e per questo non è mai scesa sul personale minacciando l’incolumità fisica di chicchessia”

“Si tenta di criminalizzare e screditare una legittima opposizione al modello di gestione imposto dalla PAT che ingabbia o stermina la fauna selvatica”

Gli attivisti della campagna #StopCasteller rispondono e rigettano con forza le insinuazioni su una loro presunta implicazione nelle minacce e negli insulti rivolti a Maurizio Fugatti, che hanno portato la prefettura ad assegnargli due persone di scorta.
“Come intuibile dallo stesso nome – commentano gli attivisti di Assemblea Antispecista e Centro Sociale Bruno –  la campagna #StopCasteller rifiuta quella gabbia che è il Casteller
E contesta le politiche segregazioniste dell’attuale giunta, sorde alla possibilità di una convivenza con gli altri animali, con i quali condividiamo il territorio.
La contestazione è quindi politica. E per questo mai è scesa sul personale, minacciando l’incolumità fisica di chicchessia.

“I giornali hanno insinuato un collegamento fra le minacce ricevute da Fugatti e la nostra campagna per la liberazione degli orsi: viene il dubbio che, in questa operazione politico-mediatica, l’interesse non sia volto a capire come si sono svolti i fatti (chi ha minacciato e quando), ma la confusione di informazioni sia funzionale alla criminalizzazione della campagna e alla vittimizzazione dei politici al potere, che in questo modo si trincerano ancora di più nel Palazzo, con tanto di scorta armata. Invitiamo inoltre a non confondere la campagna #StopCasteller la con la manifestazione animalista del 2 maggio da cui ci siamo pubblicamente dissociati
“Riteniamo che le disposizioni di sicurezza attuate a difesa del presidente Fugatti abbiano quindi la funzione di criminalizzare la legittima critica verso le politiche attuate da questa giunta nei confronti degli animali selvatici e, nello specifico, degli orsi. L’intento è quello di spostare il focus dal cattivo operato della giunta ai “pericolosi animalisti” per essere legittimati, agli occhi dell’opinione pubblica, a perseguirci in nome, ancora una volta, dell’ordine pubblico”.”La politica è lotta e contestazione, da sempre. E noi lo rivendichiamo. Pensiamo che le politiche attuate da questa giunta, in relazione alla convivenza tra umani e non-umani, siano fondamentalmente sbagliate. E abbiamo il diritto di contestarle. Chi criminalizza la contestazione ha perso il significato di cosa sia la politica.”

Non solo Casteller: di San Romedio, Spormaggiore e Zoo in Germania

Nonostante l’obiettivo della nostra campagna #StopCasteller sia la chiusura del Casteller e la liberazione degli orsi, il carcere per plantigradi di Trento non è l’unico.
Con questo post cerchiamo di fare un po’ di chiarezza anche su altri luoghi in cui vengono detenuti questi grandi carnivori, luoghi orribili almeno quanto il Casteller.

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Comunicato Stampa Campagna Stopcasteller

Attivistə da tutta Italia oggi a Trento hanno restituito alla Provincia un pezzo della recinzione che tiene prigionieri gli orsi del Casteller, tagliata durante la manifestazione dello scorso ottobre
«Questa rete è più appropriata attorno alla Provincia perché ad essere problematici non sono gli orsi ma gli amministratori che li hanno rinchiusi»
«La Provincia autonoma non può avere il potere di vita o di morte sugli animali oggi rinchiusi e su quelli liberi, che rischiano l’abbattimento. Saremo a fianco degli orsi finché la loro persecuzione non finirà»
«Il video sulle condizioni in cui sono detenuti gli orsi ha fatto crescere l’indignazione e il desiderio della loro liberazione. Presto o tardi smonteremo quella gabbia»
Oggi a Trento, dopo la diffusione del video girato illegalmente da alcuni attivisti, centinaia di persone da tutta Italia sono scese in piazza, accomunate dallo sdegno per le terribili condizioni dei tre orsi rinchiusi nel carcere di massima sicurezza del Casteller e per esprimere contrarietà alle assurde posizioni della Giunta Provinciale.

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Confermata manifestazione del 10 aprile a Trento

CONFERMATA la seconda manifestazione nazionale di SABATO 10 APRILE a Trento (ore 15:00, Piazza Fiera), il cui obiettivo è la liberazione delle orse e degli orsi detenutə nella prigione del Casteller!
Importante una partecipazione numerosa, tenendo presente che in base alla circolare del 6 marzo 2021 è possibile spostarsi nel caso di manifestazioni anche tra regioni (documento da stampare e portarsi dietro insieme a un’autocertificazione): https://www.interno.gov.it/…/circolare_6_marzo_2021.pdf).
Evento da condividere con tutti i vostri contatti qui: https://fb.me/e/26DA85Cwd.

3 aprile – assemblea pubblica verso la manifestazione nazionale

Il 10 aprile a Trento vogliamo costruire una grande manifestazione per chiedere a gran voce la liberazione di M49, DJ3 e M57, orsə rinchiusə nella prigione del Casteller.
Vogliamo costruire insieme quella giornata, con un’assemblea pubblica attraversabile da chiunque in questi mesi si sia mobilitato per la chiusura del Casteller, così come da chi voglia iniziare a farlo da ora.
Vi aspettiamo sabato 3 aprile, alle 15, alla piazza di Piedicastello.

Umanità Nova – A fianco degli orsi trentini

da: Umanità Nova – marzo 2021

La notte del 24 luglio del 2020, M49, orso detenuto nella struttura Casteller a Trento, era fuggito dalla sua prigione rinforzata con una barriera elettrica. Castrato chimicamente e munito di radiocollare a seguito di una precedente fuga, ha superato la barriera di 4 metri, i recinti elettrificati, ha forzato l’ultima recinzione in diversi punti fuori dalla vista delle telecamere ed ha trovato la libertà. Catturato a settembre, è stato riportato in gabbia trionfalmente dopo essere stato narcotizzato. Era scappato la prima volta nel luglio 2019, un’ora dopo esser stato catturato a seguito delle denunce di danni degli allevatori della zona, senza essere rintracciato per 9 mesi.
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